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 Milano misteriosa: gli omicidi di Stretta Bagnera

Considerato il primo serial killer ufficiale della storia italiana, Antonio Boggia ha terrorizzato le strade di Milano, tanto da attribuirsi il titolo di Mostro di Stretta Bagnera, una traversa di Via Torino nella quale compì i suoi atti durante il XIX secolo. Gli omicidi erano spinti dalla sua avidità, in quanto il movente era sempre di natura economica, allo scopo di impossessarsi delle ricchezze dei suoi bersagli.

Nonostante il passato di Boggia fosse caratterizzato da numerosi problemi con la legge, soprattutto in merito a truffe e raggiri oltre che un tentato omicidio, riuscì sempre a cavarsela. Quando si stabilì a Milano, fece conoscenza di colei che sarà una delle sfortunate persone a subire la sua furia omicida: Ester Maria Perrocchio, proprietaria dell’immobile di Stretta Bagnera dove risiedeva Boggia. 

Il primo assassinio ebbe data il 1849 al fine di derubare Angelo Ribbone, il cui cadavere venne occultato nello scantinato. Nel 1860 il figlio della Signora Perrocchio denunciò la scomparsa della madre, dando così il via alle autorità ad indagare. Le ricerche indicarono Boggia come principale indiziato, accusa ulteriormente avvalorata da una falsa procura che sosteneva l’intestazione di tutti i beni della donna al mostro di Milano. Altre testimonianze giustificarono le autorità a perquisire la sua abitazione, dove venne trovato il corpo della Perrocchio murato in una nicchia del magazzino. Inoltre, vennero rinvenute altre due procure: la prima, riferita al sopracitato Angelo Ribbone, la seconda, ad un bottegaio di nome Pietro Meazza da tempo considerato sparito.

L’ispezione della cantina portò ad una scoperta più sconcertante: i cadaveri trovati sotto al pavimento ammontavano a tre anziché ai due previsti. Questo venne identificato come Giuseppe Marchesotti, un altro caduto nella sua trappola. Tutte le sue vittime erano state uccise tramite colpi di ascia, arma che venne ritrovata nella cantina. Antonio Boggia fu immediatamente arrestato e condannato alla pena capitale.

Ancora oggi Stretta Bagnera, la via in cui sono avvenuti questi crimini, è considerata maledetta, tanto che si vocifera che quando soffia il vento in quella stretta, in realtà sia lo spirito dell’assassino che si fa ancora sentire.



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