Da Città Studi a Centrale

 La non-porta Venezia, ovvero i caselli daziali in fondo a Corso Buenos Aires

“Ci vediamo in Porta Venezia”
“Si ma dove?”
“Eh, proprio davanti alla porta”.

Errore, errore, errore. Tanti, tantissimi di noi milanesi si sono dati appuntamento sotto la porta di Porta Venezia senza sapere, appunto, che quella non è una porta. Eppure è così chiaro, non ha minimamente la forma di una porta, ma siamo così abituati al nome da confonderci in continuazione.

Un tempo, comunque, una porta c’era e si chiamava Porta Orientale: forse alcuni di voi si ricorderanno dai tempi del liceo che fu proprio da questa porta che entrò in città il manzoniano Renzo Tramaglino. La porta, che durante la dominazione romana, medievale e spagnola aveva avuto una funzione difensiva, nel XVIII secolo veniva solamente impiegata per la riscossione dei dazi. Il già citato Piermarini, già intento a rimodernare i bastioni e realizzare i Giardini, pensò bene che “non c’è due senza tre” e cominciò a progettarne il rifacimento per renderla un vero e proprio monumento artistico in stile neoclassico. Il progetto fu portato avanti però solamente sotto il governo del Melzi d’Eril, durante il quale la porta venne ribattezzata Porta Riconoscenza. Portato avanti per modo di dire: per due volte venne costruito un arco provvisorio in cartongesso (una volta per l’ingresso del viceré Eugenio di Beauharnais e una per quello dell’Imperatore d’Austria Francesco I) e per due volte non si riuscì a tradurre in permanente l’arco provvisorio.

Quelli che vedete oggi sono i dazi realizzati fra il 1827 e il 1828 dall’architetto bresciano Rodolfo Vantini. Ancora niente arco né porta permanenti ma piuttosto un altro arco provvisorio, questa volta in legno, per celebrare l’entrata dell’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe. Nel 1860, la non-porta venne ribattezzata Porta Venezia, in onore della città rimasta austriaca dopo la seconda guerra di indipendenza, e la piazza vicino venne intitolata a Guglielmo Oberdan, l’irredentista giuliano impiccato dagli austriaci.
Insomma, una storia lunga e travagliata.

Dal 1860, nessuno ha ripensato di costruirci una porta, sia provvisoria che non. Eppure noi tutti continuiamo a chiamarla così, come se nella nostra mente ormai tutti quegli archi di cartongesso e legno e quei progetti mai realizzati si fossero materializzati in una porta invisibile che ogni giorno permette l’accesso a Corso Venezia.

 


Porta Venezia, Milano, MI, Italia
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